Privacy e vicinato: anche telecamere malfunzionanti o a bassa risoluzione devono essere rimosse

La sorveglianza attraverso telecamere è un tema controverso, soprattutto quando entra in conflitto con il diritto alla privacy dei vicini.

Nell’ambito delle limitazioni naturali che il diritto di proprietà comporta, ci sono anche quelle relative alla regolamentazione dei rapporti di buon vicinato. Questo equilibrio si propone di armonizzare interessi opposti: da un lato, il diritto del proprietario a godere di aria, luce e visuale, e dall’altro, il diritto dei vicini a non subire interferenze, dirette o indirette, nel godimento della loro proprietà.

Tali disposizioni si rivelano restrittive per la proprietà privata, poiché limitano la libertà del proprietario di godere del proprio bene. Queste norme trovano giustificazione nell’articolo 832 del Codice Civile, che riconosce al titolare del diritto di proprietà la facoltà di godere del proprio bene, a condizione che ciò avvenga nel rispetto delle norme giuridiche vigenti.

Come si pone questo tema nell’ambito della videosorveglianza? E in particolare, in che modo telecamere malfunzionanti possono creare un danno alla privacy dei vicini?

Il caso

Il caso esaminato trae origine da una situazione che coinvolge due famiglie legate da rapporti familiari. Una delle due famiglie decide di avviare un’azione legale per determinare se le telecamere installate dall’altra famiglia potessero effettivamente violare la loro privacy.

Dopo aver effettuato una perizia, i giudici di primo grado hanno accertato che, in base alla posizione delle telecamere, vi era la potenzialità di ledere la riservatezza, poiché queste riprendevano aree della proprietà altrui e il percorso attraverso il quale i vicini esercitavano il loro diritto di passaggio.

La decisione

I giudici hanno sottolineato che è irrilevante il fatto che una delle telecamere fosse non funzionante e l’altra avesse una risoluzione scadente, registrando solo parti degli eventuali passanti. Pertanto, hanno ritenuto che le telecamere installate potessero essere considerate potenzialmente lesive della privacy.

La famiglia interessata ha presentato ricorso, ma questo è stato rigettato, e sono stati condannati al rimborso delle spese legali, oltre all’ordine di rimuovere o riposizionare le telecamere. Questo perché la lesione della privacy può essere riconosciuta indipendentemente dalla qualità delle immagini registrate.

La Corte di Cassazione con la sentenza n° 12139 dell’11 giugno 2015, ha chiarito che le videocamere di sorveglianza poste davanti a un’abitazione che registrano, in qualche modo, una porzione della proprietà di fronte o vicina sono comunque considerate lesive della riservatezza.

Il diritto alla privacy è compromesso anche se una telecamera non funziona e l’altra ha una bassa risoluzione.

Avv.Raffaele Marascio
Avv.Raffaele Marascio
“Avvocato già iscritto all’Albo presso l’Ordine degli Avvocati di Torino. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino con tesi in materia di Big Data e rispetto del Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali (GDPR). Specializzato in diritto della privacy, diritto penale e responsabilità civile”.

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