Hotel e hacker: come proteggere i tuoi dati in vacanza

In vacanza, rilassati pure… ma non sulla tua sicurezza digitale

Mentre si pensa al relax, gli hacker pensano a come rubare i tuoi dati. La stagione estiva 2025 si preannuncia calda anche sul fronte della sicurezza informatica, soprattutto nelle strutture ricettive come hotel e resort. Secondo recenti analisi, ben il 66% dei responsabili IT alberghieri prevede un’impennata degli attacchi informatici nei prossimi mesi. E non si tratta di ipotesi: sistemi POS, Wi-Fi per ospiti e front desk sono già tra i principali obiettivi. Ma perché gli hotel sono diventati un bersaglio così appetibile? E soprattutto, cosa possiamo fare per proteggerci?

Perché gli hacker prendono di mira gli hotel?

Gli hotel sono luoghi ideali per colpire utenti distratti e reti poco protette. L’ambiente vacanziero rilassa le difese, ma non quelle dei criminali informatici, che ne approfittano per infiltrarsi nei dispositivi personali degli ospiti. I resort affollati, in particolare, offrono un’opportunità d’oro: molte persone, poco attente alla sicurezza digitale, si collegano a reti sconosciute o usano prese USB pubbliche. Il risultato? Accesso diretto a informazioni sensibili come credenziali bancarie, foto, documenti, email. Gli hacker puntano proprio su questo mix di vulnerabilità e disattenzione.

Quali sono i rischi principali in camera d’hotel?

Non è solo il Wi-Fi a rappresentare un pericolo: anche le prese USB possono nascondere insidie. Le reti trappola, come gli “evil twin”, sono tra gli strumenti più usati: si tratta di connessioni Wi-Fi che imitano quelle dell’hotel ma in realtà servono solo a rubare dati sensibili. Collegarsi a una rete del genere può significare regalare le proprie password a un malintenzionato. Non meno pericolose sono le prese USB manomesse, utilizzate per il cosiddetto juice jacking: un attacco che consente di estrarre dati direttamente dal dispositivo connesso per la ricarica.

Come possiamo proteggerci durante una vacanza in hotel?

La difesa parte dalla consapevolezza: mai fidarsi ciecamente delle reti pubbliche. Utilizzare una VPN affidabile, evitare prese USB sconosciute e non scaricare file da fonti non verificate sono le prime regole da seguire. Meglio ancora sarebbe utilizzare una connessione eSIM, come quella proposta da app specializzate nel settore della cybersecurity. Anche in camera, occorre evitare di collegare dispositivi personali a televisori o computer condivisi: ogni interfaccia può rappresentare un varco d’accesso per un hacker esperto.

Quali dati rischiano di essere rubati?

Dalle credenziali bancarie ai documenti di viaggio, nessuna informazione è al sicuro se non proteggi i tuoi dispositivi. Gli hacker sono in grado di accedere non solo a email e foto personali, ma anche a dati biometrici, chat private e contenuti salvati su cloud. I sistemi di pagamento digitali, ad esempio, sono tra i più bersagliati: basta una transazione su una rete compromessa per esporre il tuo portafoglio digitale a un furto. La sicurezza informatica in vacanza non è più un’opzione, è una necessità.

Gli hotel sono pronti ad affrontare queste minacce?

La metà dei responsabili IT teme che le strutture ricettive non siano pronte a gestire attacchi di grande portata. Nonostante l’aumento dei rischi, molti hotel non dispongono di sistemi di protezione informatica adeguati. Le infrastrutture obsolete, unite alla difficoltà nel formare il personale, rendono difficile arginare le nuove tecniche di attacco. È quindi fondamentale che anche i viaggiatori facciano la loro parte, diventando più informati e prudenti. La cybersecurity non riguarda solo le aziende, ma anche ogni singolo ospite.

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Avv.Raffaele Marascio
Avv.Raffaele Marascio
“Avvocato già iscritto all’Albo presso l’Ordine degli Avvocati di Torino. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino con tesi in materia di Big Data e rispetto del Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali (GDPR). Specializzato in diritto della privacy, diritto penale e responsabilità civile”.

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