Hotel e Privacy: è legale fotocopiare il documento? 

Scopri cosa dice davvero la legge sulla raccolta dei tuoi dati al check-in in hotel. 

Ti sei mai chiesto se è legale che un hotel fotocopi il tuo documento d’identità al momento dell’arrivo? La prassi è comune, spesso accettata passivamente dai clienti, ma nasconde criticità importanti in tema di privacy, GDPR, protezione dei dati personali, identificazione clienti e documenti d’identità. In questo articolo ti spieghiamo, in modo chiaro e approfondito, cosa prevede la normativa italiana ed europea su questo tema e quali sono i tuoi diritti. 

È obbligatorio fornire una copia del documento d’identità in hotel? 

No, non è obbligatorio fornire una copia del documento. La legge italiana impone alle strutture ricettive di identificare gli ospiti e di trasmettere le generalità alla questura, ma non autorizza in alcun modo la fotocopia o la conservazione del documento. Questo obbligo è regolato dall’art. 109 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), ma non prevede l’archiviazione della carta d’identità o della patente. 

Fotocopiare il documento per comodità o per “precauzione” è quindi una forzatura della normativa. Non è raro che alcuni hotel decidano di trattenere il documento o di scansionarlo con l’idea di velocizzare la registrazione, ma questa pratica espone il cliente a rischi, in primis il furto d’identità. Conservare dati non richiesti dalla legge, come fotografia, numero di documento o data di scadenza, costituisce un trattamento illecito dei dati personali

Cosa dice il Garante della Privacy su questa prassi? 

Il Garante italiano ha chiarito che la fotocopia del documento è lecita solo se espressamente prevista da una norma. Negli anni, l’autorità ha ribadito più volte che la raccolta e la conservazione dei documenti d’identità devono rispettare il principio di minimizzazione stabilito dal GDPR, ovvero devono limitarsi a ciò che è strettamente necessario. 

Lo stesso principio è stato confermato anche dal Garante spagnolo (AEPD), che in una nota informativa ha definito illegittima la prassi di fotocopiare i documenti dei clienti per prenotare o accedere ad una camera d’hotel. Una simile procedura comporta infatti un trattamento eccessivo e sproporzionato rispetto alla finalità, violando i diritti fondamentali dell’interessato. 

Quali alternative sono consentite per identificare un ospite? 

L’identificazione può avvenire senza bisogno di una fotocopia. È sufficiente che l’operatore della struttura ricettiva verifichi visivamente il documento, annotando i dati richiesti. Se il check-in avviene online, possono essere utilizzati strumenti digitali sicuri, come i certificati elettronici o i codici di autenticazione, per accertare l’identità del cliente. 

In nessun caso il documento deve essere trattenuto, fotocopiato o richiesto via email. Inviare una scansione della carta d’identità per prenotare una camera è una pratica sempre più diffusa, ma altrettanto rischiosa, sia per chi la effettua sia per il cliente, in quanto espone i dati personali a un uso improprio o addirittura a violazioni di sicurezza. 

Cosa rischiano le strutture che violano il GDPR? 

Le sanzioni per il trattamento illecito dei dati personali sono molto pesanti. Un esempio concreto riguarda una società che ha ricevuto una multa di ben 525.000 euro per aver chiesto sistematicamente la copia del documento d’identità ai propri clienti. Questo dimostra che non si tratta di un dettaglio burocratico, ma di un obbligo legale serio, con conseguenze significative. 

Ogni cittadino ha il diritto di opporsi alla fotocopia del proprio documento in hotel, e di richiedere che venga usato solo per una verifica visiva. Le strutture devono adeguarsi alle normative europee e adottare pratiche che garantiscano la protezione dei dati personali, evitando il rischio di trattamenti non autorizzati o sproporzionati. 

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Avv.Raffaele Marascio
Avv.Raffaele Marascio
“Avvocato già iscritto all’Albo presso l’Ordine degli Avvocati di Torino. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino con tesi in materia di Big Data e rispetto del Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali (GDPR). Specializzato in diritto della privacy, diritto penale e responsabilità civile”.

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