Telecamere nei negozi: il richiamo del Garante

Videosorveglianza sotto accusa: il Garante richiama Confcommercio e avverte gli esercenti sui rischi di impianti irregolari

Il crescente utilizzo di telecamere nei negozi ha sollevato nuove e gravi criticità legate alla privacy. Con una comunicazione formale, il Garante per la protezione dei dati personali ha richiamato Confcommercio, sottolineando come numerosi esercizi commerciali adottino sistemi di videosorveglianza non conformi alla normativa. L’intervento non è solo simbolico: rappresenta un segnale chiaro verso tutti i negozianti. Le violazioni ricorrenti, tra cui l’assenza di cartelli informativi, microfoni attivi, riprese su aree pubbliche o sulla proprietà altrui e persino il monitoraggio illecito dei dipendenti, possono portare a sanzioni pesanti. Il rispetto delle norme privacy è un obbligo imprescindibile, anche alla luce delle nuove direttive introdotte dal Ministero dell’interno.

Cosa comporta il richiamo del Garante?

Il richiamo comporta conseguenze molto pratiche per chi gestisce un’attività commerciale. Non si tratta di una semplice raccomandazione, ma di un monito che anticipa azioni più severe da parte delle autorità. In molti casi, le ispezioni svolte da Polizia Locale, Guardia di Finanza e altre forze dell’ordine hanno già portato a sanzioni economiche significative. Le telecamere, infatti, non possono essere installate in modo arbitrario: devono essere sempre accompagnate da cartelli ben visibili, informative chiare e trattamenti dei dati limitati alle finalità legittime. Inoltre, i dispositivi devono evitare di inquadrare zone non pertinenti, come spazi pubblici o abitazioni vicine, per non violare la sfera privata di terzi.

È obbligatoria l’adesione ai protocolli di sicurezza?

L’adesione non è obbligatoria, ma può comportare conseguenze importanti. Dal 21 gennaio 2025, un nuovo decreto del Ministero dell’interno ha introdotto protocolli di sicurezza locali tra prefetti e associazioni di categoria. Questi protocolli, che puntano ad aumentare il livello di sicurezza nei locali aperti al pubblico, prevedono spesso l’obbligo di rafforzare i sistemi di videosorveglianza. Chi li sottoscrive si impegna a riprendere accessi e uscite, consentire il controllo da parte di istituti di vigilanza privata e, in prospettiva, a collegare i propri impianti alle piattaforme urbane di videosorveglianza urbana. Tuttavia, questo non esonera dall’obbligo di rispettare le normative sulla privacy.

Si possono riprendere i dipendenti con le telecamere?

No, non senza autorizzazioni specifiche. La normativa italiana è chiara: la videosorveglianza nei luoghi di lavoro è regolata dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori. Questo significa che ogni controllo, anche indiretto, sui dipendenti necessita di un accordo sindacale o di un’autorizzazione formale dell’Ispettorato del lavoro. Non è sufficiente che l’obbligo derivi da una normativa di settore o da un protocollo ministeriale. Le tutele per i lavoratori non possono essere eluse, pena l’invalidità dell’impianto e responsabilità penali per il datore di lavoro.

È legale installare telecamere che riprendono la strada?

Dipende dal tipo di ripresa e dalle finalità. Anche se spesso le immagini registrate da telecamere private sono utili alle forze dell’ordine per risolvere reati, questo non giustifica automaticamente la ripresa di spazi pubblici. Le riprese devono restare limitate alla zona di competenza dell’esercizio commerciale. In caso contrario, l’esercente rischia una sanzione anche a seguito di un semplice reclamo di un cliente o di un passante. Il principio fondamentale è sempre lo stesso: la sicurezza deve convivere con il rispetto della privacy, senza sconfinare nel controllo indiscriminato.

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Avv.Raffaele Marascio
Avv.Raffaele Marascio
“Avvocato già iscritto all’Albo presso l’Ordine degli Avvocati di Torino. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino con tesi in materia di Big Data e rispetto del Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali (GDPR). Specializzato in diritto della privacy, diritto penale e responsabilità civile”.

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